Il concetto di resistenza termica riveste grande importanza nella
pratica dell'elettronica. Perché da esso dipende la qualità del
funzionamento e la durata nel tempo di buona parte dei montaggi
realizzati.
Ogni fenomeno elettrico è sempre accompagnato, in misura minore o
maggiore, da effetti termici. La lampadina, ad esempio, il cui compito
dovrebbe essere soltanto quello di far luce, quando è accesa scotta. Il
trasformatore, il cui compito principale è quello di abbassare od
elevare una tensione, si riscalda. Il televisore in funzione emana calore. Dunque, questi e tantissimi altri esempi, stanno a
dimostrare che i conduttori elettrici, al passaggio della corrente,
aumentano la loro temperatura, la quale raggiunge valori sempre più
elevati con l'aumentare dell'intensità di corrente che li attraversa. E
se vogliamo citare un dato preciso, possiamo ricordare che, quando si
superano i 6 A per millimetro quadrato di sezione di filo conduttore di
rame, la temperatura del cavo oltrepassa gli 80°C, divenendo assai
pericolosa. Questo tipo di produzione di energia termica, è causato
dagli urti che le particelle infime della materia subiscono nel
sostenere il flusso di corrente elettrica. In fisica esso assume le
denominazione di "Effetto Joule" e viene sfruttato nella
costruzione di alcuni dispositivi, come ad esempio le stufette per
riscaldamento e i ferri da stiro. Ma il più delle volte costituisce un
fenomeno negativo, da evitare e da combattere. Così come accade
nell'uso dei semiconduttori, diodi, transistor e circuiti integrati, per
i quali si deve intervenire in modo appropriato, dimensionando
oculatamente i valori di tensioni e correnti ed applicando ad essi
idonei elementi raffreddatori.
ESEMPI PRATICI
Osserviamo i disegni riportati in figura 1.
Fig. 1 - Rappresentazione fisica,
a sinistra, di un transistor e del suo simbolo elettrico, a destra.
Sulla sinistra è presente lo schema fisico di un transistor, sulla
destra il simbolo grafico. Sigle e frecce indicano le tensioni e le
correnti che interessano il componente in funzione. Dalle quali,
pertanto, dipende il suo grado di riscaldamento. Infatti si dice che la
corrente di collettore le provoca una perdita di potenza, pari al
prodotto le x Vce (tensione collettore-emittore), che viene appunto
trasformata in calore. E questo può essere di lieve entità nei
transistor cosiddetti di segnale, ma può raggiungere valori molto
grandi nei transistor di potenza.
Anche la corrente di base Ib (non citata negli schemi di figura 1),
è in grado di provocare perdite, per effetto Joule, pari al prodotto Ib
x Vbe (tensione base-emittore), ma si tratta comunque di perdite
trascurabili.
Sempre dalla figura 1 è possibile dedurre che la corrente di
emittore le corrisponde alla somma delle due correnti di collettore e di
base (le = le + Ib). E questa stessa osservazione si estende alla
tensione Vce, che è pari alla somma delle due tensioni Vcb e Vbe (Vce =
Vcb + Vbe).